Description
Precisione e purezza a Puligny-Montrachet: Les Perrières di François Carillon
Una linea sottile, elegante e verticale che definisce uno dei Premier Cru più iconici di Puligny: Les Perrières. In questa storica parcella, il Domaine François Carillon coltiva due appezzamenti distinti, uno piantato nel 1973, laltro con viti di oltre 50 anni.
Domaine François Carillon: eredità secolare, visione contemporanea
Nel cuore di Puligny-Montrachet, il nome Carillon è leggenda. La famiglia coltiva viti in queste terre dal 1520, e ancora oggi, ogni bottiglia è intrisa di questa eredità. Il Domaine François Carillon, fondato nel 2010 dopo la suddivisione della proprietà di famiglia, si estende su oltre 16 ettari e rappresenta la quintessenza dello Chardonnay di Borgogna: finezza, mineralità e precisione millimetrica.
François, supportato da un team dinamico e appassionato, vinifica con rispetto e umiltà: lasciando che il terreno parli, che il clima si racconti, che il vitigno si esprima. Il risultato? Vini luminosi, verticali, di rara coerenza stilistica.
Les Perrières: dove la pietra diventa liquida
Il Premier Cru Les Perrières è uno dei più distintivi del comune di Puligny. Il suo nome evoca le antiche cave di pietra (perrières in francese), e il suolo, composto da calcare duro, argilla fine e piccoli ciottoli, dona ai vini una spiccata impronta minerale. È qui che François coltiva le sue due parcelle, trattate con rigore biodinamico e un rispetto assoluto per la biodiversità.
Le radici delle vecchie viti affondano in profondità, andando a pescare quella linfa essenziale che conferisce al vino il suo timbro salino e vibrante. Il clima fresco e ventilato fa il resto, regalando una maturazione lenta, perfetta per esprimere complessità senza perdere tensione.
Vinificazione: larte dellequilibrio
François Carillon vinifica Les Perrières con tocco leggero e controllo assoluto. La fermentazione avviene spontaneamente, in botti di rovere, con luso sapiente del legno: solo il 15% di barrique nuove, giusto quanto basta per arrotondare gli angoli senza coprire la voce del terroir.
In bocca, lattacco è verticale, tonico, con unacidità viva che guida la progressione. A metà palato esplode in una sinfonia armoniosa: agrumi maturi, melone bianco, pera croccante. La texture è fine, cesellata, con quella setosità elegante data dal legno ben integrato. Il finale è preciso, netto, lungo e sapido, con un retrogusto salino che invoglia al prossimo sorso
Un bianco da intenditori, per il presente e per il futuro. Perfetto in abbinamento con: tartare di capesante, sogliola alla mugnaia, risotto agli asparagi bianchi, formaggi a crosta lavata.






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